Lo spirito del Vaticano II. L’eresia della conciliarità

Durante la catechesi del 12 luglio 2021, rispondendo alla domanda su quale fosse l’eresia più pericolosa di questi tempi, P. Serafino Maria Lanzetta ha spiegato che si tratta dell’eresia della conciliarità, ovvero fare dello spirito del Vaticano II il metro di giudizio per appartenere alla Chiesa. Vi proponiamo la trascrizione di quella risposta.

Le eresie sono tutte pericolose.

Certamente questo misericordismo, misericordiosismo imperante è un problema. Non saprei se può essere considerato la radice di tutto il problema. Però sicuramente il fatto di subordinare la giustizia alla misericordia, in qualche modo, fino a dimenticare la giustizia, in nome della misericordia, sicuramente è un errore.

Però, a mio giudizio, ancora prima di questo di questo problema, ne vedrei ancora un altro, che forse è il problema chiave dei nostri tempi, che se non risolto, rimane sempre qualcosa che minaccia la fede, continuerà a minacciare la fede anche domani.

Cioè un errore che potremmo sintetizzare dicendo conciliarismo, però tradotto i nostri giorni.

Il problema dell’eresia del conciliarismo era lo sforzo di affermare la superiorità del Concilio rispetto al Papa, per limitare il potere del primato petrino.

Il conciliarismo imperante dei nostri giorni invece si chiama conciliarità, cioè la precedenza del Vaticano II rispetto alla fede della Chiesa e anche rispetto addirittura alla Chiesa come tale. Ma conciliarità significa soprattutto spirito del concilio; significa percezione soggettiva di quello che il Concilio ha voluto essere per la Chiesa di oggi.

Questa è una frase che si premette ad ogni discorso dottrinale dei nostri tempi… sembra quasi un passe-partout, una carta d’identità per essere nella Chiesa di oggi: “Se non sei conciliare – nel senso di appartenere, di riconoscere la precedenza del Concilio Vaticano II rispetto all’essere cristiano, alla Fede e alla Chiesa – non hai diritto ad essere nella Chiesa di oggi, non hai diritto a parlare nella Chiesa di oggi”.

E questo è un problema. Perché conciliarità significa precedenza dello spirito del concilio, di una percezione soggettiva di quello che il Concilio voleva essere, avrebbe voluto essere, rispetto invece alla Fede della Chiesa, ai contenuti della fede della Chiesa; al punto che sembra, in qualche modo, che sia più importante il Concilio anche rispetto ai contenuti dogmatici della Fede. Perché, in fondo, se metti in discussione i contenuti dogmatici questo è ancora accettabile, ma a condizione che non venga in nessun modo diminuita, scalfita l’ autorità del Vaticano II.

Questo vi dice qualcosa? Questo mi fa riflettere sul  problema perché purtroppo c’è nella Chiesa?

Io credo che questo il problema più radicale che dovremmo in qualche modo risolvere, altrimenti non recupereremo mai la nostra identità di cattolici. Un’identità che è fatta non da un singolo concilio, ma è fatta dalla Tradizione apostolica; e data dalla Tradizione apostolica che chiaramente vive anche attraverso i concili. Però non rimane fissa in un concilio, supera anche il Concilio per poter essere in grado di giudicare quel concilio, se quel concilio è stato fedele alla sua missione oppure no.

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