Papa Francesco: Il Concilio Vaticano II va vissuto

«Le mie intuizioni, le mie percezioni e la mia spiritualità» vengono dal Vaticano II, ha scritto papa Francesco in una prefazione ad un libro sulla fraternità.

Città del Vaticano, 29 settembre 2021 — Papa Francesco ha riflettuto sull’importanza del Concilio Vaticano II e sull’influenza dei suoi insegnamenti sulla sua vita e spiritualità. In una prefazione ad un libro, pubblicata martedì, il Papa ha affermato che per lui e per altri giovani sacerdoti gesuiti dell’America Latina, il Vaticano II «era entrato nel nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa e, nel corso della mia vita, le mie intuizioni, le mie percezioni e la mia spiritualità sono state generate naturalmente dai suggerimenti della dottrina del Vaticano II». E dunque: «Non c’era tanto bisogno di citare i testi del Concilio».

Il commento è contenuto nella prefazione del libro Fraternità, segno dei tempi. Il magistero sociale di papa Francesco, scritto in lingua italiana dal cardinale canadese Michael Czerny e dal teologo italiano P. Christian Barone, che sarà pubblicato il 30 settembre dalla casa editrice vaticana.

Nella sua prefazione, il papa si è detto grato a Czerny e Barone per aver scritto il libro, che parla della fraternità e della sua enciclica del 2020 Fratelli tutti, affermando che il libro cerca di «portare alla luce e rendere esplicito il legame profondo tra l’attuale Magistero sociale e le affermazioni del Concilio Vaticano II».

Ha spiegato che il legame non è sempre emerso a prima vista, perché «nella storia dell’America Latina in cui sono stato immerso, prima come giovane studente gesuita e poi nell’esercizio del ministero, abbiamo respirato un clima ecclesiale che, con entusiasmo, ha assorbito e fatto proprie le intuizioni teologiche, ecclesiali e spirituali del Concilio, le ha inculturate e attuate».

Il Concilio Vaticano II, svoltosi dall’ottobre 1963 al dicembre 1965, è stato un concilio ecumenico della Chiesa cattolica, convocato da Papa Giovanni XXIII per portare un rinnovamento spirituale nella Chiesa di fronte ai cambiamenti epocali del XX secolo.

I Padri conciliari, in quattro sessioni cui hanno partecipato anche migliaia di sacerdoti, religiosi e laici, hanno prodotto 16 documenti che modellano la Chiesa cattolica oggi. All’epoca, Papa Francesco era un giovane ventenne.

Ha detto che per lui e per altri suoi coetanei il Concilio Vaticano II «è diventato il nostro ecosistema ecclesiale e pastorale, ma non abbiamo preso l’abitudine di citare spesso i decreti conciliari o di soffermarci su riflessioni di tipo speculativo». E ha notato che oggi, dopo decenni di cambiamenti nel mondo e nella Chiesa, è necessario rendere più espliciti i concetti chiave del Concilio ei fondamenti delle sue argomentazioni.

La prima parte del nuovo libro è un’interpretazione del Magistero sociale di papa Francesco, «portando alla luce qualcosa che è un po’ sommerso tra le righe», ha detto Francesco, «cioè l’insegnamento del Concilio come base fondamentale, un punto di partenza, un luogo che genera domande e idee e che, quindi, guida anche l’invito che oggi rivolgo alla Chiesa e al mondo intero sulla fraternità».

Oggi, ha aggiunto, «ci rendiamo conto che c’è bisogno non solo di una Chiesa nel mondo moderno e in dialogo con esso, ma soprattutto di una Chiesa che si metta al servizio dell’uomo, curando il creato e annunziando e realizzare una nuova fraternità universale, in cui le relazioni umane siano sanate dall’egoismo e dalla violenza e si fondano sull’amore reciproco, sull’accoglienza, sulla solidarietà».

Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del Vaticano II in una lettera ai vescovi a luglio, nelle motivazioni espresse per imporre restrizioni alla Messa tradizionale in latino. Si è detto «addolorato che l’uso strumentale del Missale Romanum del 1962 sia spesso caratterizzato da un rifiuto non solo della riforma liturgica, ma dello stesso Concilio Vaticano II, che afferma, con espressioni infondate e insostenibili, di aver tradito la Tradizione e la “vera Chiesa”». Dubitare del Concilio, ha detto, «è dubitare delle intenzioni di quegli stessi Padri che hanno esercitato solennemente il loro potere collegiale cum Petro et sub Petro in un concilio ecumenico, e, in ultima analisi, dubitare dello stesso Spirito Santo che guida la Chiesa».

(fonte: catholicnewsagency.com; traduzione: roma-perenne.blogspot.com)

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