Sessione del 1962

25 gennaio 1959

Appena 3 mesi dopo aver assunto il sommo pontificato, Giovanni XXIII, nel monastero di San Paolo fuori le mura, davanti a 17 cardinali, esprime l’intenzione di convocare un concilio ecumenico.

Prima sessione: 11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1962

11 ottobre 1962

Apertura del secondo concilio del Vaticano. 2400 Padri conciliari in piviale e mitra bianche si recano in processione nella Basilica di San Pietro. Fra di loro i cardinali Frings, Ottaviani, Liénart, Meyer, Bea, Suenens e… mons. Lefébvre.

Si tratta del 21° concilio ecumenico della storia della Chiesa cattolica. Vi sono rappresentati tutti i continenti: Europa (39%), America del Nord (14%), America del Sud (18%), America Centrale (3%), Africa (12%), Asia (12%), Oceania (2%).

Dopo il canto del Veni Creator, la celebrazione della Messa e l’intronizzazione dei Vangeli, il Papa pronuncia un discorso di apertura, Gaudet Mater Ecclesia, che rappresenta certamente una delle chiavi del concilio. Il Papa spiega che per delle ragioni pastorali, egli vuol trovare delle nuove forme per il messaggio cristiano, più adatte ai nostri tempi. Questa distinzione tra il contenuto e la forma dell’insegnamento della Chiesa è una assoluta novità per la Chiesa cattolica.

13 ottobre 1962

Cominciano i lavori. È sabato e si apre la prima congregazione generale. I Padri conciliari ricevono tre libretti preparati dal Segretariato generale, che servono per la designazione dei 24 membri che devono comporre ognuna delle 10 commissioni. Il primo libretto contiene l’elenco completo dei Padri (tutti eleggibili, se non svolgono già delle funzioni organizzative); il secondo elenca i nomi dei Padri che hanno preso parte attiva ai lavori di preparazione del concilio; il terzo, in bianco, da compilare con i nomi dei candidati scelti a far parte delle commissioni.

Spinto da mons. Garrone (Tolosa), il cardinale Liénart (Lilla), uno dei dieci presidenti del concilio, interrompe mons. Felici che spiegava la procedura per la designazione. L’arcivescovo di Lilla chiede che gli scrutinii vengano differiti di molti giorni. È applaudito. Il cardinale Frings lo appoggia. Mons. Felici cede e annuncia che la riunione è aggiornata a martedì 16 ottobre, alle ore 9,00. Secondo un vescovo olandese, si tratta della prima vittoria del cambiamento.

Il giornale marxista Il Paese, commenta: “Il diavolo è entrato in Concilio”. Henri Fesquet, con maggiore calma, annota su Le Monde: “Non si deve sopravvalutare l’importanza dell’iniziativa del cardinale Liénart, che è stata accolta assai freddamente dagli ambienti romani”.

15 ottobre 1962

In serata sono giunte al Segretariato generale 34 elenchi. L’elenco del cardinale Frings – soprannominato “internazionale” – comprende 109 nomi scelti accuratamente. Scopo di questa lista? Fare in modo che in seno alle dieci commissioni sia largamente rappresentata quella che più tardi verrà chiamata “l’Alleanza Europea”. Questa “Alleanza Europea” è principalmente costituita dai vescovi di Germania, Austria, Francia, Olanda, Belgio e Svizzera.

Il papa riceve i presidenti delle dieci commissioni in udienza privata. Su proposta dei cardinali Frings (Colonia), Liénart (Lilla) e Alfrink (Utrecht), viene chiesto a Giovanni XXIII di differire la discussione dei 4 primi schemi preparatori: “Le fonti della Rivelazione”, “La salvaguardia integrale del deposito della Fede”, “L’ordine morale cristiano” e “Castità, matrimonio, famiglia e verginità”. Queste costituzioni “troppo” dogmatiche non piacevano ai vescovi olandesi; il padre Schillebeeckx, in forma anonima, ne fu il primo contestatore.

16 ottobre 1962

Scrutinio delle votazioni: vengono esaminati 380.000 nomi.

Nel contempo si annuncia che i 4 primi schemi previsti nell’ordine della discussione sono stati effettivamente rimandati. Come scrisse Henri Fesquet in Le Monde del 16 ottobre, si rimprovera ai testi della commissione preparatoria di essere “troppo scolastici, troppo giuridici, troppo canonici, troppo centrati sulla morale e, cosa che costituisce forse il rimprovero più grande nel contesto ecumenico del concilio, insufficientemente biblici”. Si tratterà quindi per prima la costituzione sulla liturgia, più pastorale. “Gli stessi protestanti sono stati colpiti dalla qualità di questo testo”, registra lo stesso Fesquet.

20 ottobre 1962

Dopo lo scrutinio, il Sommo Pontefice cambia il metodo per le elezioni e annuncia che per la designazione dei membri delle commissioni non è più richiesta la maggioranza assoluta, basterà la maggioranza semplice. I risultati diventano molto soddisfacenti per l’Alleanza Europea: essa ottiene il 49% dei seggi. Il papa sostiene questa tendenza designando a sua volta altri membri, e riservandosi il diritto di nominarne più di quelli previsti inizialmente. Alla fine, l’80% dei candidati presentati dall’Alleanza Europea sono presenti nelle commissioni.

22 ottobre 1962

Soddisfatto per non dover discutere le 4 costituzioni dogmatiche e per poter incominciare con lo schema sulla liturgia, il cardinale Frings, primo oratore della giornata, presenta tuttavia una protesta. Egli informa l’aula conciliare che il testo sulla liturgia sottoposto a discussione è stato tagliato: mancano i passi più importanti che erano invece contenuti nella prima stesura, in particolare sull’uso della lingua volgare e sulla possibilità di concelebrare.

23 ottobre 1962

Mons. Dante afferma chiaramente che legiferare in materia liturgica è prerogativa esclusiva della Santa Sede e quindi non è opportuno trattare di questioni liturgiche nel corso del Concilio.

Certi Padri, ignorando i regolamenti, fanno arrivare ai giornali delle informazioni confidenziali sul dibattito.

Questo 23 ottobre l’opinione pubblica fa il suo ingresso nell’aula: quando mons. Van Bekkum (Indonesia) tiene la prima conferenza stampa per spiegare che l’uso del volgare nella liturgia è una questione di vitale importanza.

30 ottobre 1962

Il cardinale Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio, e quindi custode della dottrina, protesta formalmente contro le modifiche radicali che si vorrebbero apportare al rito della Messa. Il cardinale Alfrink, che presiede la seduta, fa staccare il microfono su segnalazione del cardinale Tisserant (decano del Sacro Collegio). Accortosi che era stato ridotto al silenzio e che parla a vuoto, il cardinale Ottaviani si siede, umiliato, mentre numerosi Padri conciliari applaudono di gioia.

4 novembre 1962

Giovanni XXIII, rivolgendosi ai Padri, prende posizione a favore dell’uso del volgare nella liturgia. Riprende il tema del suo discorso d’apertura: “È naturale che la novità dei tempi e delle circostanze suggerisca delle forme e dei metodi diversi per trasmettere all’esterno la stessa dottrina e darle una veste nuova”.

5 novembre 1962

In seguito alla protesta del cardinale Frings (22 ottobre), viene annunciato che la maggior parte dei passi eliminati dalla costituzione sulla liturgia, saranno reintrodotti.

Sorgono altre questioni: l’Alleanza Europea amerebbe che la Curia perdesse le sue prerogative in materia di legislazione liturgica, a favore delle conferenze episcopali locali.

6 novembre 1962

Nel pomeriggio, mons. Duschak (Filippine) propone un programma liturgico “profetico”: “È necessario istituire, al di fuori e al di là del rito latino, una messa ecumenica, ispirata alla Santa Cena, interamente celebrata in volgare, a voce alta e rivolti ai fedeli, in maniera che essa sia accessibile senza spiegazioni né commenti e sia accettabile da parte di tutti i cristiani al di là della loro specifica confessione. Perché il più grande concilio ecumenico della storia non dovrebbe dare l’ordine di studiare una nuova forma della messa, adatta gli uomini dei nostri tempi?”.

13 novembre 1962

Rispondendo ad una domanda di 400 vescovi (italiani e iugoslavi), Giovanni XXIII decide che nel canone della Messa si faccia menzione di San Giuseppe. “È la prima volta dal tempo di San Gregorio Magno, morto nel 610, che il canone della Messa viene ritoccato”, nota Henri Fesquet. Nel suo Giornale del Concilio, il padre Congar, figura del partito progressista e influente esperto, commenta: “Il buon Giovanni XXIII mescola continuamente il piacevole con lo spiacevole o l’arretrato”.

14 novembre 1962

Esame dello schema preparatorio sulle Fonti della Rivelazione. Il cardinale Ottaviani ne presenta il testo. Principale artefice dello schema, egli spiega che “il primo dovere di ogni pastore d’ànime (è) di insegnare la verità che rimane sempre e ovunque immutabile”. Ma le reazioni sono particolarmente violente. Il cardinale Liénart interviene per primo: “Hoc schema mihi non placet!”. Egli accusa la commissione preparatoria di aver lavorato in “modo frigido”. Il cardinale Léger (Montreal) minaccia di dimettersi se lo schema verrà adottato. L’11 ottobre, per rigettare in toto lo schema, i cardinali Alfrink, Lefebvre (Bourges) e Bea (Segretariato per l’Unità) richiamano il discorso di apertura di papa Giovanni XXIII. Il cardinale Ruffini (Palermo) invece lo approva, al pari del cardinale Siri (Genova) e del cardinale Quiroga (San Giacomo di Compostela). Ma già circolano tra i padri due contro-schema, uno del padre Congar e l’altro dei padri Rahner e Ratzinger.

16 novembre 1962

Il dibattito infuria: 9 dei 21 intervenuti chiedono che lo schema preparatorio sulle fonti della fede sia rigettato perché non corrisponde alle esigenze dell’ecumenismo attuale. Il concilio si trova ad un punto morto, le posizioni si irrigidiscono e in seguito ai confronti non si determina alcuna maggioranza. La presidenza del concilio stabilisce una votazione per sapere se occorre sospendere la discussione. Su 2209 Padri il 62% si pronuncia in favore della sospensione, il 37% contro e l’1% vota nullo. Il regolamento interno richiedeva una maggioranza dei due terzi perché fosse accettata una proposizione: quindi la discussione avrebbe dovuto continuare… Ma il papa stesso fa sapere che il dibattito sull’argomento è sospeso. Quattro giorni più tardi, l’Osservatore Romano annuncia che lo schema cambierà titolo: d’ora in avanti si avrà uno schema sulla “Rivelazione divina”. La nozione stessa delle due fonti della Rivelazione (Scrittura e Tradizione) spiaceva ai teologi dell’Alleanza Europea, che ottengono dunque una nuova vittoria. I cardinali Frings e Liénart sono chiamati a partecipare alla revisione del testo. Fesquet commenta così queste scaramucce: “Questi dibattiti non sono stati inutili, poiché hanno permesso di mettere in piena luce il carattere retrogrado e antiecumenico di un clan praticamente ostile all’aggiornamento della Chiesa, richiesto dal papa”.

23 novembre 1962

Primo giorno di discussione sui mezzi di comunicazione sociale.

Il segretario generale annuncia lo schema su “l’Unità della Chiesa”, poi quello su “la Santissima Vergine Maria”.

Lo stesso giorno i Padri avevano preso conoscenza di un’altro schema intitolato “Della Chiesa” e contenente un capitolo sull’ecumenismo. Quest’ultimo, redatto sotto la guida del cardinale Ottaviani non piace affatto all’Alleanza Europea: l’emozione in aula è notevole.

Sulla questione dell’unità dei cristiani i Padri sono in presenza di tre diversi documenti: lo schema su “l’Unità della Chiesa”, il famoso capitolo sull’ecumenismo contenuto nello schema su “la Chiesa” (molto conservatore) e un altro schema intitolato “dell’Ecumenismo Cattolico”. Per ridurre l’influenza e la portata del capitolo sull’ecumenismo, l’ala liberale vuol far confluire i tre documenti in uno solo.

26 novembre 1962

L’Alleanza Europea segna un nuovo punto: il segretario generale annuncia che lo schema su “la Santissima Vergine Maria” è rimandato.

Dopo questo annuncio i Padri lavorano allo schema su “l’Unità della Chiesa”. Il cardinale Liénart prende la parola e critica violentemente il testo predisposto dalla commissione preparatoria.

Nel corso della notte Giovanni XXIII è vittima di una grave emorragia che gli impedisce di apparire in pubblico per molti giorni.

27 novembre 1962

Un gran numero di oratori rimproverano allo schema preparatorio di non occuparsi delle mancanze e degli errori della Chiesa cattolica: essi deplorano una arroganza ed una intolleranza che sono contrari allo spirito ecumenico.

1 dicembre 1962

Con 2068 voti contro 36 il concilio decide che i tre documenti sulla Chiesa confluiranno in un solo schema. La discussione è quindi aggiornata.

Ad una settimana di chiusura della prima sessione, il cardinale Ottaviani, presidente della commissione teologica, aveva richiamato i gravi inconvenienti derivati da questa modifica: sottolineando che era impossibile approntare uno schema così importante come quello sulla Chiesa (composto da 36 pagine) nell’arco di una settimana. Ma il suo intervento basato sul buon senso, che chiedeva di iscrivere all’ordine del giorno lo schema sulla Vergine Maria (6 pagine), fu ignorato. In seguito a questa allocuzione, 14 interventi successivi chiedono il rigetto dello schema preparatorio sulla Chiesa, giudicato troppo teorico e legalista. Inoltre, il cardinale Liénart critica l’identificazione pura e semplice tra Chiesa e Corpo Mistico di Cristo. Mons. De Smedt (Bruges) chiede che si eviti “la trilogia del clericalismo, del giuridicismo e del trionfalismo”. L’ultimo di questi termini è un neologismo, destinato ad avere successo nel corso delle riforme conciliari.

La prima sessione si conclude con un risultato nullo, inteso dai liberali come “sorprendente e positivo”. Mons. Carli, a nome della Curia, difende lo schema, affermando che ben presto, a causa dell’ecumenismo, non si potrà più parlare della Santa Vergine, che nessuno potrà più essere definito eretico e non si potrà più impiegare l’espressione “Chiesa militante”.

La famosa dialettica tra i vescovi del concilio e la Curia romana viene alla luce, ben riassunta da Fesquet: “Se un membro del dicastero ha potuto stupirsi della sfiducia manifestata dal concilio nei confronti della Curia, questo concilio può a maggior ragione stupirsi della sfiducia della Curia nei suoi confronti”.

I dibattiti incalzano per diversi giorni. Non bisogna rivalutare il ruolo del vescovo? La questione è posta. Si rimprovera alla Curia di considerare l’episcopato come un corpo di funzionari al servizio del papa. Nel corso di un celebre intervento in questa ottica, Mons. Doumith (maronita) nasconde malamente la sua volontà di giungere ad un potere collegiale nella Chiesa.

5 dicembre 1962

Giovanni XXIII recita l’Angelus a mezzogiorno, dalla finestra del suo appartamento. Numerosi Padri lasciano la basilica per vederlo.

Il papa istituisce una nuova commissione coordinatrice per organizzare e dirigere i lavori conciliari nel corso dell’intersessione. Si annuncia che essa sarà composta da 6 membri: i cardinali Liénart, Döpfner, Suenens, Confalonieri, Spellman e Urbani, e da un presidente: il cardinale Cicognani. 3 membri su 6 appartengono all’Alleanza Europea… All’inizio del concilio essa contava sul 30% di presenze in seno alla presidenza.

7 dicembre 1962

Ultimo giorno di lavoro della prima sessione. Il papa rende visita ai Padri conciliari e pronuncia un lungo discorso di ringraziamento particolarmente ottimista, in cui ritorna sul tema della nuova Pentecoste e loda “la santa libertà dei figli di Dio, così come essa esiste nella Chiesa”.

8 dicembre 1962

Solenne cerimonia di chiusura.

Il giovane teologo Ratzinger sottolinea che nel corso della sessione non è stato approvato alcun documento, il che costituisce “un risultato sorprendente e positivo”, poiché è la prova di una “forte reazione contro lo spirito che reggeva il lavoro preparatorio”. Da parte sua, il padre Küng, teologo svizzero, confida ai giornalisti americani che quello che era stato il semplice sogno di un gruppo d’avanguardia, da adesso “permeava tutta l’atmosfera della Chiesa”.

[UnaVox]

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