Sessione del 1965

Terza intersessione: alcune scaramucce preliminari.

25 luglio 1965

Mons. De Proença Sigaud, mons. Lefébvre e dom Prou indirizzano una lettera al papa. In virtù del regolamento interno, essi chiedono che il Coetus possa comunicare in aula, prima del voto, un rapporto contrario sugli schemi sulla libertà religiosa, sulla Rivelazione divina, sulla Chiesa nel mondo moderno e sulle relazioni tra la Chiesa e le religioni non cristiane. Essi spiegano che questi rapporti sono l’espressione del Coetus, che rappresenta dozzine di padri conciliari.

11 agosto 1965

Il cardinale Cicognani, Segretario di Stato, risponde a nome del papa alla lettera del Coetus. Egli sottolinea che Paolo VI si dice sorpreso e disapprova che possa esistere un “gruppo internazionale di padri che seguono la medesima opinione in materia teologica e pastorale”, e cioè un “gruppo particolare in seno al concilio”. Egli ritiene che questo possa privare i padri conciliari della loro libertà di giudizio e di scelta, che invece dev’essere salvaguardata al di là di ogni giudizio particolare. Inoltre, egli ritiene che gruppi simili accentuino le divergenze e le divisioni… Non solo la lettera del cardinale Cicognani sembra ignorare l’esistenza dell’Alleanza Europea, ma non tiene in alcun conto l’articolo 57 § 3 del regolamento interno: “È fortemente auspicabile che i padri conciliari che intendono sostenere degli argomenti simili, si raggruppino e designino uno di loro per prendere la parola a nome di tutti”. In realtà, questa lettera del cardinale Cicognani è la conseguenza di una controffensiva condotta dai liberali: vedendo che i gruppi conservatori incominciavano a riportare dei successi, decidono di neutralizzarli. I cardinali Döpfner e Suenens andarono a lamentarsi con Paolo VI del gruppo di opposizione “Segretariato Vescovi”, accusandolo di disturbare i dibattiti e le votazioni esercitando delle pressioni in seno all’aula.

13 agosto 1965

Dopo la recente pubblicazione del nuovo schema sulla libertà religiosa, mons. De Proença Sigaud, mons. Lefébvre e dom Prou (Superiore generale della congregazione benedettina di Francia) si riuniscono a Solesmes per decidere la strategia da adottare.

20 agosto 1965

Mons. Carli, mons. Lefébvre e mons. De Proença Sigaud inviano una nuova lettera al papa, in risposta a quella del cardinale Cicognani, ma senza ottenere risposta.

Quarta sessione: 14 settembre 1965 – 8 dicembre 1965

14 settembre 1965

Giorno di apertura della quarta sessione. Nel suo discorso introduttivo Paolo VIannuncia la creazione di un sinodo episcopale, che sarà convocato dal papa per essere consultato quand’egli lo giudicherà opportun

Distribuzione di un testo rivisto sull’ateismo, facente parte dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno. Da due anni, diverse centinaia di padri si aspettavano uno speciale documento del concilio col quale si denunciassero gli errori del marxismo, del socialismo e del comunismo sulla base di argomentazioni filosofiche, sociali ed economiche. Il sostenitore di questa richiesta era stato mons. De Proença Sigaud. Ma Paolo VI non aveva mai dato seguito a questa aspettativa. Il nuovo documento distribuito il 14 settembre 1965 non parla esplicitamente del comunismo.

15 settembre 1965

Si apre la discussione sullo schema sulla libertà religiosa. In base all’articolo 33 § 7 del regolamento interno, il Coetus chiede l’autorizzazione di leggere un rapporto sulla libertà religiosa. I moderatori decidono di ignorare la richiesta e di non applicare il regolamento.

20 settembre 1965

Voto per l’adozione dello schema sulla Rivelazione divina. I padri esprimono molte riserve, in particolare per ciò che concerne i rapporti tra Scrittura e Tradizione (articolo 9); l’inerranza delle Scritture (articolo 11); la storicità dei Vangeli (articolo 19). Si confrontano diverse scuole di pensiero teologico e la commissione segue una visione ecumenica.

21 settembre 1965

Si apre il dibattito sullo schema sulla Chiesa nel mondo moderno. Globalmente, tutti gli oratori che intervengono si dichiarano insoddisfatti: il testo è superficiale, confuso, troppo timido, incompleto… Il documento viene rinviato per una dettagliata revisione. In quei giorni, Paolo VI va negli Stati Uniti e loda il modello di pace, di concordia e di libertà americana. Apporta anche il suo sostegno alle Nazioni Unite.

27 settembre 1965

Viene messo ai voti lo schema sull’apostolato dei laici. Fioccano gli emendamenti. Il testo viene modificato in più di 150 punti.

29 settembre 1965

Mons. Carli diffonde una lettera-petizione redatta insieme a 26 vescovi, nella quale si elencano 10 ragioni per condannare il comunismo nel corso del concilio. Mons. De Proença Siguad e mons. Lefébvre lo aiutano a diffondere il documento.

7 ottobre 1965

Apertura del dibattito riguardante lo schema sulle missioni. Poche le reazioni. Due mesi più tardi, il 7 dicembre, lo schema sarà adottato con 2394 voti a favore e 4 contro.

8 ottobre 1965

Il Coetus invia al papa un memorandum sull’articolo 11 dello schema sulla Rivelazione divina. Il papa riceve insieme numerose proteste sugli altri due articoli disputati.

9 ottobre 1965

La lettera-petizione di mons. Carli, volta a far condannare il comunismo, ottiene l’appoggio di 450 padri conciliari. Il documento è inviato al Segretariato generale del concilio da mons. De Proença Sigaud e da mons. Lefébvre. Normalmente dovrebbe essere trasformato in emendamento e, in base al regolamento, stampato e portato a conoscenza dei padri per essere sottoposto al voto.

11 ottobre 1965

Due giorni prima che si arrivi alla discussione dello schema sul sacerdozio, Paolo VI fa leggere in aula una lettera. Egli intende tagliar corto sui tentativi di influenza circa la messa in discussione del celibato sacerdotale. Giudica inopportuno affrontare una questione simile nell’aula conciliare e precisa che il mantenimento del celibato sacerdotale dev’essere ribadito e rafforzato.

18 ottobre 1965

Paolo VI fa recapitare al cardinale Ottaviani, presidente della commissione teologica, un’elenco di osservazioni riguardanti gli articoli 9, 11 e 19 dello schema sulla Rivelazione divina. Il cardinale Ottaviani, che era stato messo in minoranza nella sua stessa commissione dall’Alleanza europea, ne è sollevato: il papa vuole che si apportino delle modifiche ai tre articoli dibattuti.

Il decreto sul “rinnovamento appropriato delle vita religiosa” viene adottato con 2321 voti a favore e 4 contro.

Il decreto sulla “formazione sacerdotale” viene adottato con 2318 voti a favore e 3 contro.

Si apre il dibattito sulla schema sull’educazione cristiana. Il cardinale Spellmandichiara che il testo dovrebbe richiamare gli Stati al loro dovere, invitandoli a sovvenzionare le scuole cristiane, che sono troppo onerose per molte famiglie. Il cardinale Léger dichiara che il testo è debole. Mons. Henriques (ausiliario dell’arcivescovo di Caracas) critica lo schema: pone troppo l’accento sulle scuole cattoliche, secondo lui, piuttosto che formare dei “giardini chiusi”, bisognerebbe preparare degli insegnanti cattolici ed inviarli nelle scuole pubbliche per diffondere la verità.

19 ottobre 1965

Secondo la volontà del Santo Padre, la commissione teologica si riunisce per rivedere i tre articoli disputati dello schema sulla Rivelazione divina. Per l’articolo 9 si aggiunge: “quindi, non è solo dalla sacra Scrittura che la Chiesa trae la sua certezza su tutto ciò che è stato rivelato”. Per l’articolo 11, la commissione appronta un altro enunciato appena meno vago, lasciando credere che nei Vangeli è senza errore solo ciò che riguarda la salvezza. Per l’articolo 19, la commissione modifica il testo nel senso voluto dagli emendamenti di 158 Padri. Il papa era intervenuto personalmente per sostenere la loro posizione.

27 ottobre 1965

Viene messa ai voti la quinta versione dello schema sulla libertà religiosa. Vengono presentati centinaia di emendamenti. Il testo dovrà essere nuovamente rivisto.

28 ottobre 1965

Il documento sull’atteggiamento dei cattolici nei confronti dei non cristiani e in particolare dei giudei, ottiene 2221 voti a favore contro 88. Pochi giorni prima Paolo VI aveva sostenuto il documento.

Voto definitivo sull’adozione del testo sull’educazione cristiana. 2290 voti a favore, 35 contro.

Voto definitivo sullo schema sull’ufficio pastorale dei vescovi nella Chiesa. Il testo, conformemente agli sforzi prodotti dal Segretariato Vescovi, assicura ai religiosi che gestiscono delle scuole una legittima autonomia nei confronti dell’ordinario del luogo. Lo schema viene adottato con 2319 voti a favore e 2 contro.

12 novembre 1965

Viene distribuito un nuovo testo sul matrimonio. Lo schema è talmente cambiato che ci si trova al cospetto di un testo del tutto diverso da quello esaminato nel corso della terza sessione. Ambiguo, questo nuovo testo può essere interpretato in modo da lasciare intendere che gli sposi hanno la libertà di usare o meno dei contraccettivi artificiali, a condizione che non si perda di vista l’amore coniugale.

13 novembre 1965

Viene distribuito un nuovo testo sull’ateismo. Nella relazione ufficiale che l’accompagna non si parla affatto della lettera-petizione di mons. Carli, in cui si chiedeva la condanna del comunismo. Ancora una volta il regolamento non viene rispettato. Lo stesso giorno mons. Carli se ne lamenta col presidente del concilio. Si farà un’inchiesta.

14 novembre 1965

Il documento sul matrimonio ottiene 1596 voti a favore, 72 contro e 484 richieste di emendamento. Ma la sottocommissione incaricata di rivedere lo schema scarta quegli emendamenti giudicati troppo conservatori.

15 novembre 1965

Apertura del dibattito sul documento sull’ateismo.

Dal momento che sono state ignorate le 450 firme depositate da mons. De Proença Sigaud e da mons. Lefébvre, il Coetus Internationalis Patrum deposita una richiesta di emendamento perché nel documento sia contenuta una condanna del comunismo.

17 novembre 1965

Viene distribuita ai Padri la sesta versione dello schema sulla libertà religiosa. Il Coetus riconosce dei miglioramenti notevoli relativi alla menzione della “vera religione”, ma il criterio principale della libertà religiosa resta quello del giusto ordine pubblico, e la cosa è insufficiente. Il Coetus ricorda che il vero criterio è il bene comune. In più il Coetus disapprova che si possa affermare la neutralità dello Stato in materia religiosa come condizione normale, e, appoggiandosi in particolare a Pio XII, sottolinea che la condizione normale è la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato.

18 novembre 1965

Lo schema definitivo sulla Rivelazione divina è approvato con 2344 voti a favore e 6 contro. Subito il documento viene promulgato dal papa.

19 novembre 1965

Si vota lo schema sulla libertà religiosa. 249 voti contro e 1854 a favore. Mons. Di Meglio, specialista in diritto internazionale, ritiene che “tanti voti negativi, per uno schema sprovvisto di valore dogmatico, costituiscono un fattore di grande importanza per lo studio futuro di questa dichiarazione”.

Con 1457 voti a favore e 419 contro, lo schema sull’educazione cristiana viene mantenuto ma dovrà essere soggetto a revisione.

22 novembre 1965

Mons. Hannan, arcivescovo di New Orleans, prepara una lettera per attaccare 2 articoli specifici dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno: quelli sulla guerra e sulle armi nucleari. Mons. Hannan denuncia una visione semplicistica e troppo pacifista della realtà del mondo attuale, e spiega che il documento ha torto a giudicare illecita ogni utilizzazione delle armi nucleari, al punto da condannare ogni nazione che le possiede. Egli inoltre si oppone al testo ove afferma che la guerra “non è un mezzo adatto a restaurare i diritti violati”. Spiega anche che il possesso delle armi nucleari è un eccellente mezzo di dissuasione. Molti cardinali firmano la sua lettera.

23 novembre 1965

Il padre Ralph Wiltgen, giornalista e osservatore al concilio, fa sapere che è stato mons. Glorieux a bloccare le 450 firme della lettera-petizione contro il comunismo. Mons. Glorieux, di Lilla, era il segretario della commissione incaricata di redigere il documento sull’ateismo.

24 novembre 1965

Paolo VI ordina che sia inserita una nota nel documento sull’ateismo, con la quale si richiama l’insegnamento della Chiesa sul comunismo, facendo riferimento a Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI.

25 novembre 1965

In merito al capitolo sul matrimonio, Paolo VI reagisce con vigore. Comunica alla sotto-commissione quattro emendamenti che vuole si aggiungano al testo.

  1. Chiede che si citi l’espressione “contraccettivi artificiali” e si dichiari che “avviliscono la dignità dell’amore coniugale e della vita familiare”. Al tempo stesso vuole che l’enciclica Casti Connubii di Pio XI sia citata come testo di riferimento. La commissione si adopererà per inserire l’espressione “contraccettivi artificiali”, adattando il resto con l’espressione “pratiche illecite contrarie alla generazione umana”. Quanto al riferimento all’enciclica di Pio XI, verrà omessa.
  2. Paolo VI chiede la soppressione del termine “anche” nella frase: “la procreazione dei bambini è anche uno scopo del matrimonio”. La commissione provvederà.
  3. Paolo VI si aspetta che il documento dichiari con chiarezza che il divieto dei contraccettivi artificiali deriva dal diritto naturale e dal diritto divino. Chiede che vengano citati Pio XI e Pio XII. La commissione si atterrà all’insieme della raccomandazione, ma anche stavolta ometterà le citazioni.
  4. Paolo VI chiede di insistere sulla pratica della carità coniugale. La commissione ne terrà conto.

2 dicembre 1965 ­

Viene distribuita ai Padri conciliari la versione definitiva dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno, vi sono inclusi gli articoli che trattano della guerra.

3 dicembre 1965

Viene distribuita ai padri la versione definitiva dello schema sul matrimonio. Molti si indignano per la mancata citazione della Casti Connubii. Viene precisato che il riferimento verrà inserito nel testo ufficiale dello schema.

Mons. De Proença Sigaud lamenta che il documento sull’ateismo non si sia spinto più lontano. Il Coetus distribuisce una lettera a 800 padri conciliari per ricordare loro di votare contro lo schema sulla Chiesa nel mondo moderno, visto che gli argomenti relativi al comunismo e alla guerra non sono soddisfacenti. Ma questo tentativo avrà poco effetto: solo 131 padri su 800 voteranno contro il documento sull’ateismo.

4 dicembre 1965

Paolo VI presiede una cerimonia ecumenica nella Basilica di San Paolo fuori le mura. Il papa ringrazia gli osservatori non cattolici per essere venuti al concilio e si rattrista per la loro prossima partenza. Il rev. Moorman, capo della delegazione anglicana, dichiara al papa: “La nostra presenza ha in vario modo contribuito al successo del concilio e al grande impegno riformatore che è stato intrapreso”.

6 dicembre 1965

Ogni padre conciliare riceve dal papa l’anello d’oro simboleggiante lo stretto legame che esiste tra il papa e i vescovi: l’anello conciliare. Il segretario generale dà lettura di una bolla papale che proclama un giubileo straordinario per il periodo 1 gennaio – 29 maggio 1966.

L’Osservatore Romano pubblica il decreto del Sovrano Pontefice sulla riorganizzazione della Curia romana: per cominciare è subito il Sant’Uffizio che viene rivisto. Cambierà nome, per diventare la “Sacra congregazione per la dottrina della fede”, e tra gli altri cambiamenti verrà abolito l’Indice dei libri proibiti.

7 dicembre 1965

Voto definitivo per l’adozione dello schema sulla libertà religiosa. 2308 voti a favore, 70 contro. L’appoggio ufficiale di Paolo VI al documento spiega come alla fine 179 Padri contrari abbiano votato a favore.

Voto definitivo per la promulgazione dello schema sul matrimonio: 2309 a favore, 75 contro.

2390 voti a favore e 4 contro permettono l’approvazione dello schema sul sacerdozio e i preti. Vi è chiaramente riaffermato il celibato sacerdotale.

Voto definitivo per l’adozione dello schema sulla Chiesa nel mondo moderno: 2309 voti a favore, 75 contro, per la maggior parte membri del Coetus Internationalis Patrum.

8 dicembre 1965

Cerimonia di chiusura in piazza San Pietro. Dopo una Messa celebrata dal Pontefice, questi benedice la prima pietra di una chiesa romana dedicata a “Maria Madre della Chiesa”, che servirà da memoriale del concilio.

Vengono inviati “al mondo” una gran quantità di messaggi, poi il papa consegna a mons. Felici il breve con cui chiude ufficialmente il Concilio Vaticano II, che, come affermato da Paolo VI, avrebbe permesso che “il culto di Dio che si è fatto uomo è andato incontro al culto dell’uomo che si è fatto Dio” (discorso di chiusura).

[UnaVox]

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